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A Van Gogh preferisco Voltaire. Attenzione post ad alta densita di relativismo. Astenersi fanatici. Di ogni tipo.

Ho visto ieri Submission, nella versione integrale scaricata da Internet e non nella versione Poket di Masotti. Si potrebbero dire tante cose.
Si potrebbe per esempio ipotizzare il seguente caso limite: un omossessuale, puttacaso di Castrovillari o di qualunque altro paesino del Sud, del Centro o del Nord Italia, osteggiato e quasi rinnegato dalla propria cattolicissima famiglia a causa delle sue preferenze sessuali, per ribellione decide, giustamente, di fuggire nella liberale Milano. Da dove, per contrastare certi pregiudizi, accetta di girare un documentario in cui, tra mille giuste considerazioni, si fa tattuare dei versi della Bibbia o del Vangelo sul pene o sulle chiappe.
Bene, quale sarebbe la reazione di fronte ad un caso limite di questo tipo? Si griderebbe alla provocazione fine a se stessa, alla blasfemia, all'oltraggio alla religione e si perderebbe di vista la questione centrale: la condizione degli omossessuali. Probabilmente nessuno, grazie al cielo, ucciderebbe il protagonista o il regista del documentario, anche se dubito che sarebbero esenti da minacce anonime o da titoloni di Libero e della Padania e da indignite puntate di Vespa.  
Più o meno questo, a mio modestissimo avviso, è quello che è successo nel caso di Submission: un problema reale, difficile, pesante come il trattamento riservato alle donne in molti paesi a religione islamica ed in molte comunità mussulmane anche in Europa ridotto al dibattito tra favorevoli e contrari ad un documentario, a mio avviso banale e ricco di provocazioni fini a se stesse, che non migliorerà la condizione di una sola donna islamica ma che in compenso alimenterà odii, ripicche, risentimenti.
Prima che qualche illuminato liberale mi rimproveri di giustificare in qualche modo l'assassinio di un uomo lo dichiaro in maniera netta, adirittura in grassetto: chi  ha ucciso Theo Van Gogh è un fanatico assassino, che non merita nessuna giustificazione. Di nessun tipo.
Ma, personalmente, non mi sento di affidare la mia visione di un fenomeno complesso come l'Islam ad un documentario di 11 minuti.

Si potrebbero dire tantissime altre cose sul rapporto fanatismo/religione. Ma siccome c'è chi lo ha fatto meglio di come potrei mai farlo io, e lo ha fatto qualche secolo fa, quando l'Islam era probabilmente molto più avanti dei cristiani su un sacco di questioni che oggi chiameremmo "diritti civili", mi permetto di riportare le sue parole e vi invito a leggerle, dalla prima all'ultima, perchè ne vale la pena. E' seguendo Voltaire e non Theo Van Gogh che si sconfigge il fanatismo.

FANATISMO. Dal dizionario filosofico di Voltaire.

Il fanatismo sta alla superstizione come il delirio alla febbre, come le furie alla collera. Chi ha delle estasi, delle visioni, chi scambia i sogni per la realtà, e le immaginazioni per profezie, è un entusiasta; chi sostiene la propria follia con l'omicidio è un fanatico. Juan Diaz, ritiratosi a Norimberga, fermamente convinto che il papa fosse l'Anticristo dell'Apocalisse e che avesse addosso il segno della Bestia, era soltanto un entusiasta; suo fratello Bartolomeo Diaz, che partì da Roma per andare ad assassinare santamente il proprio fratello, e lo uccise per amore di Dio, era uno dei più abominevoli fanatici che mai la superstizione abbia potuto produrre. Poliuto, che va al tempio, in un giorno di solennità, per rovesciare e infrangere le statue e i paramenti, è un fanatico meno orribile di Diaz, ma non meno sciocco. Gli assassini del duca Francesco di Guisa, di Guglielmo principe d'Orange, del re Enrico III, del re Enrico IV, e tanti altri, erano energumeni malati della stessa rabbia di Diaz. Il più disgustoso esempio di fanatismo è quello dei borghesi di Parigi che, la notte di san Bartolomeo, corsero ad assassinare, sgozzare, buttar giù dalle finestre, fare a pezzi i loro concittadini che non andavano a messa. Esistono fanatici di sangue freddo: sono i giudici che condannano a morte coloro che non hanno commesso altro crimine che quello di non pensarla come loro; e questi giudici sono tanto più colpevoli, tanto più degni dell'esecrazione del genere umano, in quanto, non trovandosi in un accesso di furore come i Clément, i Châtel, i Ravaillac, i Gérard, i Damiens, potrebbero, ci sembra, ascoltare la ragione. Una volta che il fanatismo ha incancrenito il cervello, la malattia è quasi incurabile. Ho visto certi epilettici che, parlando dei miracoli di san Paride, a poco a poco, loro malgrado, prendevano fuoco; gli occhi si infiammavano, le loro membra tremavano, il furore sfigurava loro il viso, e avrebbero ammazzato chiunque li avesse contraddetti. A questa malattia epidemica non c'è altro rimedio che lo spirito filosofico, il quale, man mano diffondendosi, addolcirà finalmente i costumi degli uomini, prevenendo gli accessi del male: perché, non appena questo male fa dei progressi, bisogna correr via, e aspettare che l'aria si sia purificata. Le leggi e la religione non bastano contro questa peste degli animi; la religione, invece di essere per loro un alimento salutare, si tramuta in veleno nei cervelli infetti. Questi miserabili hanno continuamente fitto in capo l'esempio di Aod, che assassina re Eglon; di Giuditta, che taglia la testa di Oloferne, dopo aver giaciuto con lui; di Samuele, che fa a pezzi re Agag. Non vedono che questi esempi, rispettabili nell'antichità, sono abominevoli oggi; essi attingono il loro furore nella stessa religione che lo condanna. Le leggi sono ancora impotenti contro questi accessi di furore; è come se leggeste un decreto del consiglio a un frenetico. Quella gente è persuasa che lo spirito santo che li pervade stia al di sopra delle leggi, e che il loro fanatismo sia la sola legge cui debbano ubbidire. Che cosa rispondere a un uomo il quale vi dice che preferisce ubbidire a Dio che agli uomini e che, di conseguenza, e sicuro di meritare il cielo sgozzandovi? Di solito sono le canaglie a guidare i fanatici e a mettere loro in mano il pugnale; somigliano a quel Vecchio della Montagna che faceva, si dice, gustare le gioie del paradiso a certi imbecilli, e prometteva loro un'eternità di quei piaceri di cui avevano avuto un assaggio, a condizione che andassero ad assassinare tutti coloro che egli avesse indicato. C'è stata al mondo una sola religione che non sia stata insozzata da fanatismo: quella dei letterati cinesi. Le sette dei filosofi non solo erano esenti da questa peste, ma ne erano il rimedio: perché l'effetto della filosofia è di rendere tranquillo l'animo, e il fanatismo è incompatibile con la tranquillità. Se la nostra santa religione è stata tanto spesso corrotta da questo furore infernale, bisogna prendersela con la pazzia degli uomini.

Pubblicato il 13/5/2005 alle 11.14 nella rubrica Diario.

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