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coscienzadiclasse
Una delle cose di cui più si avverte la mancanza. La coscienza di classe intendo. Non certo questo blog.


Diario


29 aprile 2005

Caso Calipari. Un risultato importante è stato raggiunto.

"Il lavoro si è svolto in un clima di grande collaborazione reciproca ed è stato intenso e proficuo."

Meno male. Del resto se non ci fosse stata collaborazione reciproca non si sarebbe mai riusciti a raggiungere l'importante obiettivo di una intensa dichiarazione congiunta in cui, proficuamente, si afferma che si è giunti a conclusioni opposte. 
Non solo. In questa dichiarazione congiunta si afferma anche che Calipari è  morto il 4 Marzo 2005. E che Ciampi gli ha dato la medaglia d'oro. E che era un eroe. E che la collaborazione tra i due paesi, ci mancherebbe, non è nemmeno in discussione.

Sono risultati importanti, questi, da non sottovalutare. Se non ci fosse stato impegno intenso e proficuo e collaborazione si sarebbe giunti, come al solito, a due dichiarazioni disgiunte di non accordo. Invece no: dichiarazione congiunta di disaccordo. Un altro esempio di come, questo Governo, sappia farsi rispettare a livello internazionale.




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29 aprile 2005

Una bomba. Venti vittime. Tanti mandanti. Nessun colpevole. - In memoria di Pietro Valpreda.

E' stata rimandata al 3 Maggio, a causa di un'indisposizione fisica di uno dei giudici,  l'undicesima sentenza di un tribunale di questa Repubblica sulla strage di Piazza Fontana del 12 Dicembre 1969.
Una strage che fece venti vittime. Diciasette morirono a causa dello scoppio dell'ordigno nella Bna. La diciottesima, il ferroviere Giuseppe Pinelli, morì qualche giorno dopo precipitando da una finestra della stanza al quarto piano della questura di Milano dove subiva l'ennesimo interrogatorio in pochi giorni.
Di queste diciotto vittime non ci sono rimaste parole, scritti, testimonianze.
La diciannovesima vittima è morta, per cause naturali, nel Luglio del 2002. Si chiamava Pietro Valpreda ed era un anarchico ballerino. O un ballerino anarchico. Fate voi.
Valpreda è l'unica vittima, tra le diciannove di quel primo round della Strategia della Tensione, ad aver lasciato parole, scritti, testimonianze. Ed il ricordo di un uomo buono e mite trasformato sui media dell'epoca nella bestia immonda, nel mostro sanguinario, nella carogna.
Ripropongo un'intervista che Pietro Valpreda diede a Sergio Zavoli per il suo libro La notte della Repubblica. Sperando che, prima o poi, siano chiare le dinamiche precise di quella lunga notte. Le dinamiche precise. Perchè le trame ed i mandanti erano chiari già allora.


Zavoli: Signor Valpreda, dove si è fermata a suo avviso la verità?
Valpreda: Subito dopo la strage, appena arrivarono i giudici mandati dal potere, da Roma, che carpirono l'istruttoria al giudice naturale di Milano, un giudice di Magistratura democratica che, allora, sembrava volesse fare non solo un'indagine con i crismi della legalità, come è stato fatto in seguito, ma anche appurare la verità che fu rapinata, invece, dopo ventiquattro ore. Credo che da allora la verità sia sparita totalmente, anche se poi con controinchieste, mezze ammissioni, eccetera, qualcosa emerse…non in forma attiva, ma in forma negativa… non del genere "ha fatto", ma "non mi ricordo", "non ho potuto fare". Però, si, qualcosa è rimasto.
-Il nostro è uno Stato di diritto, con una democrazia forte, in cui si ha la più alta percentuale di votanti nel mondo, e che al terrorismo ha dato risposte non ideologiche: è disposto oggi a riconoscerlo? 
Secondo le mie esperienze mi sembra che siamo usciti abbastanza fuori dalla Costituzione. Non voglio parlare di altre persone che, inquisite, sono state anni in carcere, forse più duro del mio, e che poi, passato gli anni dell'emergenza, sono risultate innocenti. C'era un clima pesante, allora, e non mi sembra fosse il clima dei dettami costituzionali.
-Il altri paesi pur democratici - la Germania occidentale, per esempio - si sono scelte a volte forme inconfessabili di repressione, mentre da noi emergenza e garantismo hanno cercato una difficile conciliazione. A suo giudizio, il sistema delle garanzie, in generale, è stato rispettato nel nostro Paese?
No.
-Questa giustizia che le è stata resa le basta o la vuole piena, senza alcuna riserva?
Ma senta, io ho trovato abbastanza forza in me per reagire, e forse ho avuto anche una situazione oggettiva che mi ha permesso di rifarmi una vita. Per il resto, non credo di dover chiedere di più… Non credo neanche che lo Stato possa e voglia dare di più. Altri hanno detto: sarà fatta giustizia, sarà fatta luce. Non so, questo mi pare misticismo… Credere in un dio statale che non esiste… Perché dovrei pregare davanti a un altare in cui non credo? C'è una verità dello Stato. Io ho avuto la mia, che mi ha promesso di sopravvivere. Proseguo con la mia.
-C'è un tempo della verità che viene per le persone, cioè dentro di noi, al di là di ciò che accade fuori. In genere è il dolore, la sofferenza a risistemare, negli anni, cose, pensieri, sentimenti e giudizi. Quella strage ha avuto strascichi gravi, persino delittuosi (penso all'uccisione del commissario Calabresi). Di fronte alla colpevolizzazione di Calabresi, concitata, emotiva, senza appello, qual era il suo stato d'animo, allora? Come reagì alla notizia di quell'evento e come lo giudica, oggi?
Quando fu ammazzato il commissario Calabresi mi trovano ancora in carcere, attraversavo un periodo abbastanza critico. Il commissario fu ucciso poco tempo dopo che fu sospeso il mio primo processo a Roma e non vedevo una via d'uscita. Se dicessi che allora mi è dispiaciuto della morte del commissario Calabresi sarei un ipocrita. Adesso, forse, riuscirò a scindere il Calabresi uomo che conoscevo dal Calabresi politico, portato avanti come emblema di morte da Lotta continua, dai compagni e anche dal sottoscritto. Calabresi era sicuramente un individuo preparato e intelligente.
Credo che uno dei motivi per cui è arrivato dove p arrivato, cioè ad essere assassinato, sia stata l'ambizione. Sì, Calabresi era un ambizioso… nel senso che anche nei nostri interrogatori non voleva mostrarsi un commissario sprovveduto, ma diceva: "Guarda, io ho letto Bakunin, perciò non mi dire questo, ho letto Malatesta" e così via. Aveva una certa preparazione, insomma. E' certo che Calabresi non era nella stanza quando morì Pinelli. C'erano quattro poliziotti e un carabiniere, si sanno i nomi e i cognomi. Un altro dato è certo: Calabresi conosceva me e conosceva ancora meglio Pinelli, che era quello che andava in questura a chiedere i permessi per le affissioni dei manifesti e per le manifestazioni. Lo conosceva benissimo e sapeva benissimo che Pinelli era innocente… ne sono convinto. Perché a un sospetto di strage, fermato in un gruppo anarchico, si dice:"Noi andiamo in macchina, tu seguici con il motorino." Quella era una strage. Quando mai si è visto che la polizia, anche a uno sospettato di avere accoltellato la moglie, dica:"Siamo stretti, noi andiamo in macchina, tu seguici in bicicletta"? Qui si prende in giro l'intelligenza delle persone. La morte di Calabresi credo che alla sinistra abbia fatto più male che bene. Mentre con Calabresi vivo potevano forse emergere alcune responsabilità, Calabresi morto diventava una pietra tombale.
-Perdoni, a me non interessava tanto sapere il giudizio, diciamo, politico su quella morte e sull'opportunità o meno di uccidere in base ad alcune logiche, seppure perverse. Io volevo chiederle: lei, in fondo, parlando di Calabresi, la cosa più negativa che ha potuto attribuirgli è l'ambizione. Ma l'ambizione è una colpa da pagare con la vita?
No!
-Oggi, che giudizio dà dell'uccisione di Calabresi?
Come ho detto prima, un giudizio negativo sotto tutti i punti di vista. E là in questura, sicuramente, ci sono nomi e cognomi di persone che anno senz'altro più responsabilità di Calabresi.
-Che cosa pensa sia accaduto quella notte negli uffici della questura, dopo che Pinelli fu interrogato da Calabresi?
Senta, io ci ho pensato per anni e ci penso ancora sul piano politico, e sul piano umano, perché per me Pinelli era un amico e un compagno. Pinelli trascorse settantadue ore in questura, ben oltre i tempi di un fermo regolamentare. In quei due giorni poté muoversi, telefonare alla moglie, la moglie poté andare a ritirare la sua paga. Ora, quel minimo di libertà che Pinelli aveva in questura non era la libertà che si dà a un individuo sospettato non dico di strage, ma nemmeno di un volgare furto. Difatti, appena c'è un piccolo sospetto, la polizia tiene altri comportamenti. Il fermato viene accompagnato anche per i suoi bisogni personali e la porta rimane aperta. Pinelli, invece, ha potuto, come dicevo prima, telefonare a casa fino alle dieci di sera. Alle dieci di sera comincia questo interrogatorio e Pinelli precipita dal quarto piano della questura. Sembra che ci sia una frattura tra queste settanta ore e le ultime due, che sia successo un qualcosa che esuli da piazza Fontana, un avvenimento diverso, estraneo: qualunque ipotesi è buona. Che Pinelli sia stato assassinato, ne sono pienamente convinto. Io, chi lo conoscevo bene, so che non si sarebbe mai suicidato. Aveva due bambine che adorava, la Silvia e la Claudia, aveva una moglie… e poi tutta la sua attività politica, gli amici, eccetera. Quanto è successo lì, in questura, anche a distanza di anni, mi è incomprensibile, davvero…
-Vent'anni, dunque, per avere giustizia: non solo lei ma, insieme con lei e con tanti altri, soprattutto i familiari di quelle povere persone morte di stragismo, cioè di un delitto alla cieca che mette insieme della gente sconosciuta e la trasforma in un bersaglio. Si saprà mai la verità, e a quali condizioni' Lei crede ancora nella giustizia?
Non necessariamente. Credere nella verità non comporta credere nella giustizia. In questi ultimi tempi abbiamo visto che, forse, credere nella verità è porsi in antitesi con la giustizia. Io, per conto mio, sono convinto che alcune verità non si sapranno più. Credo che, anche aprendo tutti gli archivi dei Servizi segreti, non possano emergere altre verità. Potrebbero emergere delle indicazioni, delle ammissioni, delle non responsabilità, forse. Ma la colpevolezza non credo più che si trovi!
-Io non sono in grado di stabilire se questo suo pessimismo abbia fondamento, so però che non andrebbe incoraggiato. Vorrei aprire una piccola finestra, invece, sul futuro. In nome dell'ottimismo: suo figlio. Lei lo ha chiamato Tupa Libero Emiliano. Oggi ha quindici anni, ha pertanto vissuto, in grado di capirle, le ultime fasi delle sue lunghe vicissitudini giudiziarie. Gli ha mai palato della sua storia? E lui le ha mai fatto domande? Come vi siete spiegati?
Devo dire che mio figlio non ha mai avuto problemi. Casa mia è sempre stata frequentata dalla nostra cerchia, un gruppo di amici, compagni, persone che non hanno fatto pesare a mio figlio niente. Nel quartiere, uguale. Non veniva additato come "il figlio del mostro". La mia storia lo ha sfiorato, senza nemmeno toccarlo.
-Che cosa si augura per suo figlio?
Beh, che sia felice. Non gli auguro né soldi, né successo. E, ovviamente, che non passi le esperienze che ha passato suo padre.

La ventesima ed ultima vittima si chiama Giustizia. Non ha cognomi ne parenti ma saremo lo stesso in tanti a piangerla.




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28 aprile 2005

Sul nome della Casa Comune del centrodestra.

Dato che il sostantivo "Libertà" lo avete già usato per undici anni vi suggerisco di cambiarlo.
"Tolleranza" sarebbe perfetto per la vostra casa comune.

«Ahi serva Italia di dolore ostello
nave sanza nocchiero in gran tempesta
non donna di provincia ma bordello».




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27 aprile 2005

Chi sarà il Rutelli del centrodestra?

Qualcuno pensa veramente che il candidato premier del centrodestra alle prossime elezioni politiche sarà ancora Silvio Berlusconi?

Io, per quel poco che conta, ho iniziato a dubitarne da parecchio tempo e ne ho avuto la certezza dopo le disastrose (per lui) elezioni regionali del 3 e 4 Aprile.

Un uomo che ha fatto del successo e delle vittorie (non importa a quale prezzo economico e morale) il suo stemma di famiglia non può accettare di andare a perdere per la seconda volta contro quello stoccafisso democristiano di Romano Prodi. Non può e basta. Ci fosse un J.F. Kennedy, un Willy Brandt o un Mitterand dall’altra parte il Cavaliere probabilmente correrebbe anche il rischio. Ma contro Prodi no. Ne andrebbe della sua (già traballante) autostima. Un uomo abituato a vincere contro lo Steaua di Bucarest e contro Francesco Rutelli, contro il Psv e contro Achille Occhetto, non può andare gioiosamente a buscarle, per la seconda volta ripeto, dal quel mistero della politica e della fisiognomica italica che è Romano Prodi.

Ed allora Che fare? Si chiederebbe colui la cui immagine campeggia sulla toolbar di questo blog. La risposta berlusconiana è semplice: casino. Una delle cose che, insieme alla corruzione di giudici ed alle barzellette, gli riesce meglio. Agitare le acque del paese e della coalizione, muovere il fondo, parlare alla pancia, vagheggiare improbabili case comuni. Giocarsele tutte insieme: Tremonti e Storace, rispolverare i vecchi motteggi contro la politica ed i politicanti e far ministro La Malfa, rincorrere i radicali e gli ex fiancheggiatori dei Nar.

Come sempre c’è anche del metodo nella sua follia. Tutte queste mosse hanno un solo obiettivo: misurare quante possibilità di successo possa avere una sua eventuale ri-candidatura.

Le possibilità di un tale evento, lui stesso lo ha intuito non essendo stupido come amiamo rappresentarcelo nelle barzellette, sono prossime allo zero. Qualche sua dichiarazione possibilista su un ritiro dalla guida della coalizione è iniziata a circolare. Anche quella per tastare il terreno. Il ritiro, naturalmente, sarebbe solo temporaneo perché Berlusconi, a pari merito con Bertinotti, è il campione italiano di Opposizione: all’opposizione i due danno il meglio di se, l’opposizione è il loro orizzonte di gloria, il terreno dove esercitare i propri sogni. L’opposizione è il loro ruolo naturale, al governo non rendono come non renderebbe Stam schierato in cabina di regia della nazionale di calcio brasiliana.

Quindi vi chiedo: secondo voi chi sarà il Rutelli del centrodestra alle prossime elezioni? Chi sarà la vittima sacrificata sull'altare del trionfo bolscevico in Italia? Io vedo in pole position Beppe Pisanu. Certo “chizzos” non è esattamente Nu Bellu Guaglione, ma è uno dei pochi capaci di tenere unita la coalizione (o quel che ne resterà), e di traghettarla verso una sconfitta annunciata ed uno dei pochi capace anche di far recuperare qualche punto nei sondaggi (è stato finora un ottimo ed irreprensibile Ministro dell’Interno). Il mio è un auspicio. Perchè questo paese non si merita un'altra campagna elettorale guidata da Berlusconi. 
Certo ridursi ad auspicare una sfida Prodi – Pisanu è davvero una fine indecorosa per un comunista come me.  




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27 aprile 2005

"Ore ve diche une poesie".

S'i’ fosse Bossi, arderei i sud del mondo,

S’i’ fosse Tremonti li cartolizzerei;

S'i’ fosse Bottiglione, i’ci filosoferei,

S'i’ fosse Ferrara sarei men rubicondo.

S'i’ fosse Papa, sare' allor facondo,

Ché tutt’eresie relativizzerei;

Ma s'i fosse lo Spirto Santo, non saria andato da lui.

S’i fossi Berlusconi sai che farei?

All’Udc mozzerei lo capo a tondo

S'i' fosse comunista, com’i’ sono e fui,
non lasserei questo paese in mani altrui.



Con infinite scuse a
Lui.




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26 aprile 2005

Il Natale non è la festa di Erode.

Siamo al 26 Aprile. Anche per quest’anno l’ondata revisciovinista è passata. Certo gli ultimi strascichi si trascineranno stanchi ancora per una paio di giorni (almeno su questa piattaforma). Ma ormai è andata. L’abbiamo sfangata anche quest’anno. Il vento ha fischiato ed i partigiani sono stati sepolti all’ombra di un bel fior.
Ed appunto perché ormai è andata che mi permetto di fare una considerazione su tutti coloro che appena si nomina il 25 Aprile subito, come cagnolini di Pavlov al suono della campanellina, rispondono con “si io sono antifascista ma questa deve essere una festa di libertà e quindi anche una festa contro tutti i totalitarismi e quindi anche una festa anticomunista”.
Un argomentazione di questo tipo si smonta da sola. Il 25 Aprile non potrà mai (e ripeto: mai) essere una festa anti-comunista. Mi sembra di dire un’ovvietà ma il motivo è semplice, che piaccia o meno, a quella Resistenza ed a quella Liberazione hanno partecipato anche decine di migliaia di comunisti. Hanno contribuito, con il sangue e con la vita, non con dei post sul proprio blog. Fare del 25 Aprile anche una festa anticomunista (o anche solo un occasione per attaccare i vari regimi di impostazione comunista) sarebbe come voler festeggiare il Natale facendone una festa, scusate la blasfemia, contro San Giuseppe e la Madonna. Certo noi sappiamo che la nascita di Gesù è opera principalmente dello Spirito Santo (così come, altro argomento di cui molti infarciscono i loro post, la Liberazione dell’Italia è opera soprattutto delle truppe americane). Ma perché negare a San Giuseppe ed alla Madonna l’importanza del loro ruolo? Perché negargliele il giorno di Natale? Le discussioni teologiche sull’immacolata concezione e sul ruolo di San Giuseppe lasciamole al giorno di Santo Stefano. Il giorno di Natale è il giorno di tutti. O meglio, non di tutti. Non può essere il giorno di chi Gesù (e la Repubblica Italiana) voleva ucciderlo nella culla. Non può essere il giorno di Erode. Ci sono 364 (e negli anni bisestili addirittura 365) giorni per perdonare Erode (non per dargli una pensione però) ma il giorno di Natale non può essere il giorno di Gesù e di Erode…
Un ultima considerazione: volete istituire una festa Anti-comunista? Fatelo. Voglio vederla la gente che scende in Piazza a protestare contro Berlinguer, Pajetta, Longo, Ingrao. La voglio proprio vedere. Che vi piaccia o meno almeno il 10% degli italiani si dichiara, ancora, orgogliosamente comunista. E non ha niente, ripeto niente, di cui vergognarsi per ciò che hanno fatto i comunisti italiani nella storia di questo Paese.

 

Ps. Mi scuso se con i paragoni con il Natale ho offeso la sensibilità religiosa di qualcuno. Non era mia intenzione farlo ed ho il massimo rispetto per tutti i tipi di spiritualità.




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25 aprile 2005

Totò, Peppino e l’egemonia culturale.

Il pericoloso terrorista Antonio Gramsci, un’immagine del quale campeggia sul lato destro (mi perdonerà) di questo blog, è il teorico della necessità di un egemonia culturale della classe subalterna che riesca a fare da contrappasso alla forza coercitiva della classe dominante e con il tempo* anche a prenderne il posto…
Se Gramsci operasse oggi, ha detto poco tempo fa Edoardo Sanguinetti, si occuperebbe delle sorelle Lecciso.

Io ho una stima enorme di due delle tre personalità citate qui sopra (Gramsci, Lecciso, Sanguineti). Ma mi permetto di dissentire da Sanguineti: secondo me Gramsci, se fosse vivo, le sorelle Lecciso non se le cagherebbe manco di striscio.

* Se Dio vuole ed i carabinieri lo permettono, si dice dalle mie parti.




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25 aprile 2005

Senza troppi orpelli e senza retorica, semplicemente...

Compagni e compagne, cittadine e cittadini: Buona Resistenza.
(In attesa della Liberazione prossima ventura).




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24 aprile 2005

Ok. Sono veterocomunista e un veterocomunista non dovrebbe guardare la televisione. Mai.

In Italia esistono (dati Istat) sette milioni di operai e (dati Mediaset) un Costantino Vitagliano.
Ed allora perchè, a guardare la televisione la domenica pomeriggio, sembra invece che esistano sette milioni di Costantino Vitagliano e nemmeno un operaio?

Qui non siamo alla decadenza dell'impero. Qui siamo oltre. Qui siamo già morti e sepolti e non ce ne siamo ancora accorti.
Buona Domenica In. E che la terra ci sia lieve.
 




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23 aprile 2005

Gente di un certo livello.

Ormai è il mio mito. Il mio punto di riferimento. L’uomo a cui chiedere conto se questo Governo, malauguratamente, non dovesse riuscire a tenere fede agli impegni sottoscritti solennemente con il popolo Italiano. Tutti gli altri ministri potranno pure grattarsi gli zebedei da qui fino alla fine della legislatura tanto tutto il peso della responsabilità di eventuali discrepanze tra il Paese dei Balocchi e il Paese Reale sarà suo, del nuovo Ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, un uomo che speriamo non rimanga schiacciato da cotanto compito: Stefano Caldoro.

Ma chi è Stefano Caldoro? Chi è questo Carneade assurto al ruolo di Magister Imperium? E’ un vecchio socialista del Nuovo Psi. Quindi tecnicamente è un vecchio NuovoSocialista. Ora i due aggettivi si annullano e quindi Caldoro è un socialista tout-court. Vecchio, dal punto di vista anagrafico, non lo è: è nato nel 1962. Quindi ha sicuramente una brillante carriera davanti a se: noi gliela auguriamo, se saprà fare coscienziosamente il suo lavoro chissà che non possa aspirare al soglio di Ministro per i Rapporti con il Parlamento.
Seguendo questo link potrete trovare la sua biografia completa. L’unica cosa che umanamente per lui mi dispiace è che sia entrato in Parlamento con il Psi nel 1992… No dico io, tu entri in Parlamento con il Psi proprio nel 1992? Ma allora è sfiga. Un tantino sfortunato si deve essere sentito. Si deve essere sentito come uno che compiva la maggiore età il 20 Gennaio 1958: proprio il giorno prima la Camera approvò il decreto Merlin per la chiusura delle case chiuse…

E proprio per questo conto da saldare con la sfortuna che io sono sinceramente contento per lui. Vai Stefano, divertiti… Ma attento, forse durerà ancora meno di quanto durò nel 1992.




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